Dire NO! in maniera forte e decisa alla vivisezione è un dovere morale, prima ancora che civile.

Soprattutto, occorre non dare credito a tutti quelli che affermano si tratti di una pratica imprescindibile, senza la quale la scienza e il progresso non andrebbero avanti.

Non è assolutamente vero, almeno non oggi, con gli strumenti a disposizione dei laboratori e della medicina.

È indubbio che animali come ad esempio i ratti – le cavie da laboratorio per eccellenza, sia nella realtà, che nell’opinione comune – non suscitino alcuna compassione; tuttavia chi può dirci che anch’essi non abbiano un’anima? Ce l’hanno, come ce l’hanno i cani Beagle di Green Hill che tanta indignazione hanno suscitato nell’opinione pubblica italiana proprio per via del loro aspetto indiscutibilmente grazioso.

Ma gli animali vanno rispettati tutti quanti, non solo i più carini, non solo cani e gatti domestici che siamo abituati ad avere accanto e che consideriamo quasi di famiglia.

Sono qui a ribadire il mio NO! alla vivisezione perché non è tanto una questione di rispetto, quanto una questione di pietà: gli animali che subiscono questa terribile pratica vengono infatti torturati e abusati in maniera orribile, senza alcun rispetto nei confronti della vita e senza alcuna forma di protezione, nemmeno un’anestesia per evitare che soffrano atrocemente.

Ancora più disdicevole è che negli anni passati la vivisezione non è stata utilizzata soltanto in ambito medico scientifico, tirando in ballo una supposta necessità, ma anche in altri ambiti, come ad esempio quello estetico, la cui inutilità è sotto gli occhi di tutti.

Che degli animali innocenti debbano essere vivisezionati e torturati in nome della bellezza, infatti, è ancora più intollerabile e crudele.

Chi afferma che la vivisezione non esista più, o è in malafede, oppure non conosce la triste realtà dei fatti.

Negli anni, infatti, questa terribile pratica ha soltanto cambiato volto, restando identica sia nelle modalità che negli intenti.

vivisezione animaleNon è più quella pratica rudimentale che vedeva animali legati a tavoli di legno e brutalmente abusati da persone senza alcuno scrupolo né rispetto nei confronti della vita; oggi la vivisezione ha cambiato nome, viene chiamata sperimentazione sugli animali oppure, peggio, sperimentazione in vivo, un termine che richiama volutamente una presunta valenza scientifica.

Tuttavia nelle pratiche resta la stessa aberrazione di sempre.

La cosa peggiore è che è davvero difficile far sì che la politica e la Giustizia se ne occupino in maniera seria, continuativa, prendendo provvedimenti a livello legislativo: la questione animale sembra non interessare a nessuno, tranne ai gruppi ambientalisti che da anni lottano per i diritti degli animali e per ottenere quel minimo di visibilità che permetta loro di portare la questione vivisezione all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale.

Secondo il dizionario De Mauro, oggi sperimentazione in vivo vuol dire: “qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, eccetera”.

Appare dunque evidente che dietro questo termine si nascondono aberrazioni inimmaginabili, su cui non è possibile intervenire legalmente.

Oggi fortunatamente in Italia c’è una legge che lo impedisce, ma esiste anche un mondo di sperimentazione sommersa che riesce ad aggirare le leggi, praticando sperimentazioni illegali.

La cosa peggiore della vivisezione, tuttavia, è la sua totale inutilità, una questione su cui chi compie questi esperimenti tende a mentire, aggirando la questione con la domanda: “Preferisci salvare un topo o un bambino?”, una domanda che ha come unico obiettivo quello di colpire la sensibilità morale della gente.

In realtà la vivisezione non impedisce che a diventare cavie siano comunque le persone, perché appare chiaro che in passato sperimentare farmaci e quant’altro sugli animali non ha impedito alle case cosmetiche e farmaceutiche di mettere in commercio prodotti estremamente dannosi per l’uomo.

Allora per quale motivo continuare a utilizzare pratiche barbare come le vivisezione, in nome di una sicurezza che è soltanto illusoria, quando non è una semplice scusa?

Il mio NO! alla vivisezione è totale e nasce dal mio amore per gli animali ma soprattutto da un rispetto profondo per la vita, non solo quella umana, ma quella di tutte le creature dell’universo.